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domenica 11 dicembre 2011

LA TALPA



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LA TALPA

- Sto attraversando un periodo poco felice.- Come? Il suo amore? Un periodo infelice? Leggeva nel quadretto bianco accecante e microscopico della chat di facebook. Da quando la usava le erano aumentate le diottrie. Prima di facebook, tutti la chiamavano “la talpa” per via dei romanzi rosa che si divorava passando tutti i sabati pomeriggio in biblioteca, anche con 40 gradi all’ombra.
Ora, coi suoi nuovi occhialetti rosa fucsia, “la talpa in vacanza”, perché aveva dato un tocco di vita ai suoi abituali colori spenti. Chiuse in suo inseparabile netbook e lo infilò nella sporta.
- Ciao Camilla, già finito oggi?- Lei non le degnava di uno sguardo. Erano invidiose, ecco cos’erano. Adesso che lei aveva un fidanzato, da ormai più di un mese, sorridevano tutti come dei beoti e la trattavano con una sorta di deferenza deficiente. “Non ti curar di lor ma guarda e passa”, le diceva la nonna, e lei usciva dalla biblioteca a testa alta, la sporta carica di Harmony , il netbook e si avviava al suo nido. Un monolocale in porta Garibaldi. Un condominio pieno di extra-cominitari, molto più educati dei bianchi di sua conoscenza. Almeno loro la rispettavano, o forse la tenevano solo a distanza. Forse era per via di quelle treccine, o delle calze a righe, o del rossetto viola, o del ciuffo bianco tra i capelli corvini. Non lo sapeva, ma nemmeno le importava.
L’unica cosa che le importava era il suo amore Max, si frequentavano da più di un mese e lei era super-cotta. L’aveva conosciuto in una Jem Session.- Una Jem cheee??- aveva chiesto alla sua amica del cuore Fatima, quando la invitò, una sera su skipe.- Cos’hai fatto ai capelli – le aveva chiesto Faty guardando nella web il viso mai del tutto a fuoco dell’amica. Non riusciva a inquadrarla come si deve per via del fatto che Cam si spostava in continuazione. In queste condizioni era però riuscita a intravedere la ciocca bianco ghiaccio tra la massa blu-nera dei capelli. E non si trattava di una mozzarella o un post-it appiccicato di corsa. Cosa tra l’altro del tutto possibile per Cam dati gli usi e costumi da aliena, ma no, era proprio una ciocca bianca.
- Ho voluto dare un tocco di giovinezza – L’amica era stata zitta. Non voleva infierire.- Con una ciocca bianca? Un tocco di vecchiezza forse. Hai 27 anni Cam..- Il muso a punta della talpa si scosse come sotto un singhiozzo.- Appunto.- e la conversazione finì lì. Comunque fu che si ritrovarono in un “ambient” super-lux della Milano colta e spocchiosa.
L’argomento della mostra era : il buco nell’arte moderna. C’erano oggetti di ogni genere. Artisti variopinti che giravano come mamme intorno alle loro deformi e imperscrutabili creature. Tutte bucate. Camilla e Faty si aggiravano in mezzo ai portici meravigliosi del ‘400 e ammirando le coloratissime opere. – Cosa significherà questa?- disse ad alta voce Camilla passando di fianco a un cerchio contenente centinaia di bocche cucite.- Ma è il senso della vita!- le rispose l’autrice alle sue spalle. Una settantenne con una marmotta spelacchiata, piena di rossetto viola sulle labbra a fessura. – Però il viola non si addice agli anziani.- Disse all’amica quando erano finalmente riuscite a sganciarsi dall’artista.- Come no. È il loro colore. Viola meditazione, saggezza, mente, pensiero illuminato..bla..bla-
- Ok,ok…entriamo Faty, sta iniziando.- E lo vide. Spiccava come la neve bianca in una giornata di cielo terso. E infatti aveva i capelli bianchi, cioè, brizzolati. Sui quaranta, bellissimo. Occhi scuri e quel sax in mano che lo rendeva affascinante il quintuplo. Era rimasta in apnea per due ore. Lui suonava, divinamente bene. Gli altri parlavano ma lei ormai era partita verso i lidi dell’amore.
Gli aveva scattato 270 foto con la sua Nikon. 270 pose in cui lo immaginava rilassato, sorridente, indaffarato, adorante, ma soprattutto sdraiato. 270 foto praticamente tutte in un’unica “session”, appunto, quella di uno che suona il sax. Ma lei era felice. A casa le mise tutte sul desktop e ogni mattina si alzava per contemplarle e mandargli baci colmi d’amore e di passione. Bè, comunque Camilla non era solo una dalla fervida fantasia. Alla fine della Jem Session lui le si era avvicinato e le aveva chiesto in modo garbatissimo.- Adesso lei svuota la scheda della macchina perché nessuno l’ha autorizzata a fare foto.- E sempre sorridendo era sparito dietro la schiena di una fan. Fatima le fece un gesto - Fregatene- e la trascinò fuori- che ti succede? Non hai detto bè..non è da te!Cam..ti senti bene?- Ma Camilla era nella stratosfera e pensava al suo “Max col sax”.
Passò un mese di delirio a cercare di capire chi fosse, cosa facesse nella vita. Se era libero. No, non era libero. Bè era da immaginarselo. I migliori se li sono già tutti presi le furbe. Le fesse e le buone sono rimaste a bocca asciutta. Fu il caso a decidere del suo destino. Gioco di parole.
Tornava a casa in metrò e lo vide. Era seduto con la valigia dei musicisti. Quelle belle tutte di pelle scura sagomate che uno si chiede: ma cosa ci sarà mai dentro? E fu più forte di lei.
- Ciao, io sono quella delle foto.Ricordi?- Lui era perso nei suoi pensieri, nemmeno la sentì. – Ehi! Ti ricordi di me?- Lui la mise a fuoco e finalmente, nel ragliare disperato della metro, a una curva, vide con orrore una ciocca bianca di capelli che gli si infilava per direttissima in bocca. Stava malauguratamente aprendola per rispondere male. Improvvisamente aveva ricordato i duemila flash di quella maledetta macchina.
E questo fu l’impatto. E fu sempre così, nella loro breve e intensa storia. Tutte le volte che lui apriva bocca, lei riusciva a chiudergliela con qualcosa. Lo schoc fu così violento che una volta a casa lui le chiese l’amicizia su facebook. Voleva capire con che tipo di esemplare di fauna femminile fosse entrato in collisione.
Lei la sera vide lampeggiare il numerino bianco lassù in alto e il suo cuore cedette quando vide da chi veniva la richiesta di amicizia. Il giorno dopo si precipitò in biblioteca e rastrellò tutti i libri che esistevano sul sax. Cominciò ad ascoltare jazz e in una settimana era un’esperta. Trovò on-line cosa piace all’uomo-sax, che interessi ha l’uomo-sax, che domande bisognava fargli per non cadere nel banale, nel retorico e soprattutto per non apparire un’ottusa, suo maggior cruccio.
La sera stava ore ad aspettare che la lucina verde comparisse sulla pagina degli amici. Quando lui postava qualcosa Camilla si precipitava a cliccare sul “mi piace”, oppure faceva osservazioni del tipo… “molto interessante”, “una splendida idea”, “bellissimo post”.Tutto detto nei toni rosa e moderati, spiritose e versatile.
Insomma tutto quello che lei, non era mai stata nemmeno nei momenti migliori!
- Sei cambiata – Diceva Faty su skype, nonostante tutto il movimento e il mal di mare che ne derivava. Riusciva a intuire qualcosa, ma l’amica non parlava. Camilla si era chiusa nel suo mondo rosa e aveva messo il lucchetto. Zona off-limits. Nessuno sarebbe entrato a demolire il suo sogno. Voleva sognare in pace,. Senza ingerenze. Anche perché sapeva già cosa le avrebbero detto.- Ma sei matta? Sposato?ha figli?sei una ruba-mariti!!lui ti sfrutterà vedrai, ti porterà a letto e se la godrà e tu soffrirai terribilmente.- Come se a godere fossero solo gli uomini. Potrei essere io che voglio portarmelo a letto, sfruttarlo e poi farlo soffrire, no? No. No, e lo sai. Noi donne non siamo così e tu lo sai benissimo, cara Camilla. Del resto manco mi ha ancora chiesto di vederci.
Ma quel giorno arrivò a casa e trovò una mail indecifrabile, criptica e vagamente schiziode, nella posta di face book…. e fu come un colpo di cannone fortunatamente a salve. Sarebbe stato un sabato. Un sabato pomeriggio. Giorno per lei dedicato ai suoi clik con la Nikona, alle passeggiate per il centro, a caccia degli angoli segreti di Milano, la sua meravigliosa Milano. Ma per lui sarebbe fuggita in piena notte in mutande in mezzo alla neve, come nel Diario di Bridget Jones. Dio, quanto le era piaciuto quel finale! Di notte, la neve, lei in mutante e lui col suo diario in mano. Lo voleva così, e l’aveva! L’aveva trovato! Per quel giorno si era preparata bene. Aveva comprato un nuovo completo intimo, del colore del suo sax, canna di fucile. L’ultimo Dolce & Gabbana. Una gonna fucsia e un dolcevita nero. Un cappotto nero lungo fino ai piedi e gli inseparabili militari. Se fosse sbarcata sulla luna avrebbe avuto quelli ai piedi, ne era sicura.
Era tutto pronto, prese la metro, sapeva che anche lui abitava in zona. Tutto era perfetto. Aveva già il sorriso sulle labbra. Si era scritta le prime frasi che voleva dire. Voleva fare bella figura. Doveva farla! Voleva piacergli. Ad ogni costo! E non sapeva Camilla che ci era già riuscita. Nonostante tutto, lei aveva fatto centro. Ma non lo sapeva ancora.
E infatti quello che successe le confermò che ancora una volta aveva fallito. Quello che successe la ributtò senza airbag nel baratro. Scoprendo che aveva mal riposto le sue aspettative.
Aspettative, aspettative bruciate. Sempre, la sua vita era un’aspettativa tradita.
Arrivò lo sms: -mi dispiace.un imprevisto.non posso.ciao.- e così finiva il sogno. Cadeva nel burrone infido dell’indifferenza e della crudeltà e si sentì tradita. Tornò a casa e si buttò sul divano rosso ciliegia e non abri bocca per due giorni. Face book rimase spenta e anche skipe, non voleva che l’amica capisse che aveva di nuovo fatto fiasco. Se in quel momento qualcuno le avesse detto :
-te l’avevo detto!- avrebbe potuto fare qualcosa di drastico e definitivo, che so..prendere un bazooka e sparare o suicidarsi, questo l’avrebbe deciso al momento.
Il lunedì andò a lavorare. Sembrava che l’avessero picchiata, ma le colleghe visto l’umore, presero una saggia decisone: le stettero alla larga. Intuendo però e Camilla per la prima volta si accorse del rispetto. Vide dei volti solidali, vide negli sguardi un sostegno muto, nei silenzi un’unione. Non si consolò, ma nemmeno pianse più.

Era una sera. La metro era strapiena. Si fece largo. Lui era già dimenticato. L’aveva giustificato, come facciamo sempre noi donne. Periodo difficile. Aveva detto. E crediamogli va, tanto, cosa cambia? Lei era riuscita a farsene una ragione, a non odiarlo. Del resto non ne aveva avuto il tempo. Il cellulare di qualcuno squillava. Il suo! Strano. Non mi chiama mai nessuno. Poi questo numero l’ho dato solo…solo…. a chi? A lui!! E prese il telefonino. Se qualcuno l’avesse ripresa in quel momento avrebbe potuto fare dello stupore un’ incarnazione. Lui. – Sono qui, a dieci metri da te.- Lei alzò la testa, e lo vide. Sorrideva. Gli andò incontro. Oddio, non ho fatto la doccia. Che mutande ho su? Chissà se puzzo. E l’alito? Fa sentire. Nel percorrere quei dieci metri si era fatta la tac e l’esito era positivo. Faceva pena. Lui era ignaro di tutto il marasma dei suoi pensieri e l’accolse con un sorriso che voleva essere di scuse. – Non ci sei più su facebook- e lei – Non hai più chiamato – Era vero e ognuno stette nel suo silenzio. – Dove stai andando?- E dove vuoi che vada alle sette di sera, con questa faccia? Ma disse solo – A casa – lui parve pensare, o almeno, lei credette così. – Ti andrebbe un panino?- E lei si fiondò. Andarono per le strade, sui marciapiedi. Si sedettero per terra, su panchine impolverate. Camminarono. Parlarono di filosofia e di vita. Di dolore e gioia. E furono. E alla sera lui le manda un altro sms, si potevano contare, ma non aveva importanza, ognuno è come è. Inforca gli occhiali da talpa e legge:“Sei speciale”. Punto.
E Camilla ora sa.
Camilla ha imparato una cosa da questa bella storia a lieto fine, per il momento.
Camilla ha capito che il fascino è qualcosa che va al di là di te. Che tu abbia trentanni o cento. Che tu indossi o meno Dolce & Gabbana. Che tu abbia o meno fatto una doccia.


By Emauela de Leva-Vacca
Images by Marco Girondelli

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