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Nel silenzio senti i tuoi pensieri, il silenzio è fatto di ovatta. Il suono uccide i timpani ma può accarezzarli dolcemente e quello che per me è una carezza per te può essere uno schiaffo e viceversa. Ci sono suoni che rigenerano e suoni che deprivano. Ci sono stillicidi monotoni e risate argentine che ti fanno sorridere anche se non ne hai voglia. Il suono può essere rumore e può essere armonia. Suoni piacevoli ci fanno sentire in sintonia con l’universo, ci danno forza e ci fanno stare bene in salute. Ci fanno stare in pace con noi stessi, ascoltare il nostro cuore, comprendere il nostro e altrui stato d’animo.
Chi li produce può essere in armonia o nel peccato e per peccato intendo nel male, nel disagio, nell’incubo, nella sofferenza. Suoni sgradevoli e sofferenti da fonti sgradevoli creano sofferenza e disgusto. Ci fanno vivere male e rompono il nostro equilibrio interiore.
Un suono contrario, sublime può modificarne la traiettoria, per un po’, forse, di sicuro genera una reazione, ma non è prevedibile. Ci sono serial-killer che adorano Mozart o musica sublime, la ricerca della perfezione. Ci sono persone sublimi che per stare bene devono vivere in mezzo al rumore, cacofonie strepitii e baccani. Si deve diffidare solo di coloro che vivono nel silenzio, perché chi non sopporta il suono non sopporta la sua e l’altrui vita. Le voci sono importanti. Una voce mobile, modulata, non monotona crea interesse. Una voce calda, sensuale, roca, bassa crea piacere. Una voce acuta, pungente, violenta, strappata, come un cane che abbaia o ulula nella notte, crea sgomento, terrore, fuga. Si può modificare una voce? In parte si, come gli stati d’animo. L’allegria rende la voce ballerina, giocosa e fresca come acqua che scorre. L’ira rende la voce dura, cattiva, un pugnale, spilli acuminati che entrano nella carne e uccidono. Alzare la voce significa sentirsi deboli, cercare consenso, rispetto e attenzione. Le persone autorevoli non urlano mai, hanno un tono pacato, mai secco, mai brusco, mai indifferente, mai distaccato. Eppure il suono della loro voce raggiunge profondità inverosimili, mentre la voce dell’iracondo non viene mai ascoltata, forse temuta, solo temuta. Come la voce del petulante, la voce del lagnoso, la voce dell’arrogante. Sono voci che stancano, voci da cui presto ci si vuole liberare perché si tollerano per un tempo limitato. Del resto i timidi hanno la voce fioca, spenta, incolore perché non si sanno imporre. Loro si che dovrebbero alzare la voce, come la testa e darsi un po’ di coraggio.
I sentimenti positivi possono rimuovere il fango da una brutta voce, ma non sarà mai una bella voce. Perché a una brutta voce corrisponde una brutta anima.
Come invece chi ha una bella anima avrà sempre una bella voce, anche nelle situazioni peggiori. La voce è come la mano. Se una voce o una mano ci colpiscono per un qualunque motivo, c’è un perché. In questo caso ascoltiamoci, e lo dico seriamente, ascoltiamo la nostra voce interiore. È la nostra guida.
By Fosca
buona sera, hai ritrovato la vena che più mi piace tra ciò che scrivi.
RispondiEliminagrazie Teti,e un tuo passaggio di qui è sempre gradito..purtroppo alla penna non si comanda!!buona serata!
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